Benessere aziendale, cresce il divario nord-sud

La difficoltà nel reperire profili qualificati sta spingendo molte imprese a fidelizzare i propri lavoratori, offrendo un migliore equilibrio vita-lavoro.

Anche per la qualità del lavoro e del benessere aziendale esistono due Italie: al Nord, infatti, le aziende fanno a gara per avere i migliori dipendenti, mentre la situazione al Sud è alquanto sofferente. Lo rileva l’ultimo studio sulla qualità del lavoro e sul benessere aziendale effettuato dalla Cgia sulla base dei dati forniti dal rapporto Bes (Benessere equo sostenibile). I territori che hanno fatto registrare performance migliori sono la Lombardia, Bolzano, il Piemonte e la Valle D’Aosta. Nella parte bassa, invece, le aree più critiche dal punto di vista occupazionale: Sicilia, Calabria e Basilicata.

Gli indicatori presi in considerazione per l’analisi della Cgia qualitativa sul lavoro sono 8:
– i dipendenti che dichiarano di avere una busta paga bassa;
– gli occupati che si definiscono sovraistruiti;
– gli occupati con lavori a termine da almeno 5 anni;
– i tassi di infortuni mortali o che abbiano causato inabilità permanente;
– gli occupati senza contratto o con contratto non in regola;
– la soddisfazione per il lavoro svolto;
– la percezione di insicurezza della propria occupazione;
– il part time involontario.

Oltre ad analizzare questi indicatori, la ricerca della Cgia ha messo in evidenza come le aziende, nel post pandemia, si siano trovate in difficoltà soprattutto nel trovare profili qualificati per specifici compiti. Ciò sta portando le imprese a cercare di fidelizzare i propri lavoratori, fenomeno diffuso soprattutto al Nord. Nonostante ciò, le dimissioni volontarie sono aumentate del 29%. Per capire la cifra, basti pensare che rispetto al 2019, i lavoratori che hanno consegnato volontariamente delle dimissioni sono aumentati di 236mila unità nel 2022, arrivando a un totale di 1.047.000 persone. Quest’ultimo dato si inserisce nel fenomeno sempre più diffuso, soprattutto al Nord, di chi cerca un’occupazione migliore sotto vari aspetti: con meno giovani disponibili, e una ricerca sempre maggiore di profili qualificati, molte aziende non esitano a ‘rubare’ collaboratori ad altre imprese offrendo un equilibrio vita-lavoro migliore. Questa vera e propria “fidelizzazione” sta avvenendo attraverso comportamenti molto virtuosi: la corresponsione di retribuzioni più elevate, la trasformazione dei contratti a termine a tempo indeterminato, la possibilità di consentire ai dipendenti orari di lavoro più flessibili, attraverso il ricorso a strumentazioni professionali più innovativi, favorendo gli avanzamenti di carriera e, infine, con l’implementazione di benefit e di welfare aziendale. Nel Nord questo processo di miglioramento del benessere aziendale, soprattutto nelle Pmi, è ormai in corso da qualche anno. Nonostante ciò, la fuga dal posto di lavoro fisso prosegue.